Chardonnay igt del Veneto Clivus

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B003
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nessuno
Gusto ampio ed equilibrato, secco al palato, colore giallo paglierino spento.

VITIGNO Chardonnay.

VIGNETI Situati nell'alta Valle d'Alpone ad un'altitudine di 200 mt. s.l.m., i vigneti sono caratterizzati da terreni magri e ciottolosi che donano un frutto concentrato e sapido.

TECNICHE PRODUTTIVE L’uva raccolta entro la prima decade di settembre viene pigiata e raffreddata immediatamente prima di entrare in pressa. Il mosto decantato viene fatto fermentare a temperatura controllata a 16 °C in acciaio e una aliquota in legno.

CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE Colore: giallo paglierino con possibili riflessi verdognoli. Profumo: ampio e intenso, fruttato con sentori di mela e fiori di acacia con note minerali. Diventa più complesso con l'invecchiamento. Gusto: ampio ed equilibrato, con sensazioni finali calde e dolci.

Prodotto nella cantina di Monteforte (VR)

Cenni storici sul vino Chardonnay

Alcune recenti scoperte della biologia molecolare hanno in questi anni riscritto l'origine dello Chardonnay e di altri vitigni famosi come il Riesling renano, il Traminer o il Cabernet Sauvignon. Attraverso l'analisi dei marcatori microsatelliti del DNA nucleare é stato possibile risalire ai genitori di queste varietà che per lo Chardonnay in particolare sono stati identificati nel Pinot nero e nel Gouais bianco. Fratelli dello Chardonnay sono altri vitigni presenti da molto tempo in Borgogna quali l'Aligoté, l'Auxerrois, il Melon. Come capita spesso in natura per il meccanismo delle ricombinazioni genetiche i risultati degli incroci sono imprevedibili. Infatti il Goùais bianco, chiamato anche Heunisch w. nella viticoltura tedesca dove era un vitigno molto diffuso nel Medio Evo per la grande produttività, fornisce un vino di qualità modesta come chiarisce l'origine del nome, da "gou", che in francese ha un significato derisorio. La sua origine remota è la Dalmazia da dove venne portato in Francia dalle legioni romane guidate da Probo, imperatore di origine illira al quale va il merito di aver ricostituito la viticoltura francese dopo l'editto di Domiziano. Probabilmente il vitigno che si originò dall'incrocio, lo Chardonnay, aveva le bacche colorate dal quale poi o per segregazione o per mutazione gemmaria, complice anche l'incipiente piccola glaciazione" che costrinse i viticoltori a preferire i vitigni a bacca bianca, prese origine la versione che conosciamo oggi. Nelle collezioni ampelografiche più fornite sono comunque ancora presenti Chardonnay non solo a bacca rossa ma anche rosa e grigia. L'incrocio spontaneo e la successiva selezione dei semenzali, rese possibile dal fatto che la moltiplicazione della vite avveniva allora spesso per seme, si realizzò in epoca carolingia, un periodo di grande sviluppo della viticoltura del Nord-Est francese dopo l'abbandono delle campagne durato alcuni secoli per effetto delle distruzioni barbariche. I vigneti inoltre erano costituiti da numerose varietà dove erano presenti vitigni di qualità come il Pinot nero, frutto della domesticazione delle viti selvatiche locali e vitigni molto produttivi importati spesso dalle regioni orientali. A Carlo Magno ed alla regola benedettina e certosina va il merito di aver ricostituito la viticoltura nelle regioni attorno al Reno. lì ruolo che la Borgogna ha ricoperto nel collegamento tra il Nord ed il Sud dell'Europa soprattutto nel periodo dei grandi pellegrinaggi religiosi ha, attraverso un diffuso consumo di vino, favorito la selezione genetica del vitigno che si è espressa nella individuazione di piante stabili nella produzione e nella composizione del mosto nei confronti delle condizioni climatiche che spesso in Borgogna non sono molto favorevoli. Infatti come molti vitigni ubiquitari, ha una elevata capacità d'accumulo di zuccheri, un buon controllo dell'acidità tartarica, una buona tolleranza alla siccità per l'efficienza dell'attività stomatica ed un buon controllo della sintesi dei metaboliti secondari quali i terpeni che sono alla base del suo potenziale aromatico. Per contro la sua coltivazione più che millenaria e la sua ampia diffusione geografica lo rendono molto sensibile ad alcune virosi (arricciamento ed accartocciamento) alle quali si è aggiunta in questi anni la flavescenza dorata e la malattia di Pierce anche se solo in California. E' un vitigno che alla elevata plasticità ambientale unisce una altrettanto importante variabilità intravarietale. Questa caratteristica si manifesta nella grande ricchezza di doni dalle espressioni fenotipiche molto diverse sia negli aspetti della produzione che della qualità rappresentata soprattutto dal potenziale aromatico. Dal punto di vista pratico si Possono cosi distinguere doni da destinare alla produzione di vini spumanti, fermi da consumarsi giovani e da fermentazioni in "barrique". Molto interessante dal punto di vista della qualità del vino è la grande capacità che ha questo vitigno di interagire con le condizioni del pedoclima per dare origine a vini che pur mantenendo alcuni elementi sensoriali di riconoscibiltà legati al controllo genetico, sono capaci di differenziarsi notevolmente e di essere fedeli e sensibili espressioni di terreni più o meno argillosi o calcarei e di climi caldi o freschi in virtù di una gamma di descrittori che nessun altro vitigno può vantare. Per questo motivo considerare lo Chardonnay tra i vitigni internazionali che danno origine a vini dal gusto omologato significa non riconoscere a questa varietà forse la sua dote più importante rappresentata dalla grande mimesi ambientale che fa dei suoi vini dei testimoni efficaci del luogo dove sono stati prodotti. Recentemente sono stati creati nuovi incroci e segreganti da autofecondazione di Chardonnay per migliorare le sue doti adattive per ambienti particolari e per trovare individui fenotipicamente simili allo Chardonnay ma tolleranti la flavescenza dorata. Lo Chardonnay è un vitigno che pur essendo giunto in Italia, in alcune collezioni piemontesi, prima della ricostruzione postfillosserica mescolato con i Pinot nero e bianco, è stato fino al 1978 confuso appunto con il Pinot bianco dal quale veniva distinto con il nome di Pinot giallo per le caratteristiche cromatiche dell'acino a maturità, dalla nervatura del seno peziolare e dalla maggiore tolleranza alla clorosi ferrica. In Trentino venne introdotto dall'Amministrazione austriaca con il nome di Pinot-Chardonnay attraverso l'istituto Agrario di S. Michele verso la fine dell'800, ma le condizioni economiche del Tirolo italiano di quel periodo, molto precarie, non favorivano certo la coltivazione di vitigni di bassa produttività come lo Chardonnay, soprattutto se paragonata a quella della Vernaccia o del Trebbiano. La diffusione del vitigno in Trentino ed in parte in Friuli fu frutto dell'intuizione e delle conoscenza della viticoltura europea di Giulio Ferrari che nella sua duplice veste di vivaista e produttore di spumanti aveva compreso le potenzialità qualitative dello Chardonnay.

Maggiori Informazioni
Annata 2016
Regione Veneto - Monteforte d'Alpone
Contenuto 0.75 l
Gradazione alcolica 12%
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